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Editore: Youcanprint
Reparto: Storia d'europa
ISBN: 9791222794716
Data di pubblicazione: 31/03/2025
Numero pagine: 472
Il 22 luglio 1944 a Casa Rocchino, un remoto villaggio dell'Appennino tosco-emiliano, fu eliminato, con la connivenza di alcuni capi del CVL spezzìno, il comandante partigiano Dante Castellucci (Facio). L'avvocato comunista Enzo Costa, membro della Delegazione del Comando Nord Emilia, definì, in una relazione riservata, "delitto oscuro" la sua uccisione. Secondo la versione ufficiale invece Facio venne accusato dell'appropriazione indebita di un rifornimento d'armi aviolanciate da Alleati processato e fucilato. Nel dopoguerra, a titolo di riabilitazione, gli fu conferita una medaglia d'argento con una falsa motivazione che lo definiva caduto in combattimento contro il nemico. Un'accurata ricostruzione del contesto politico e militare consente oggi di inquadrare l' episodio in una luce diversa e nuova rispetto a quella depistante di una lite per ambizione di comando col Commissario politico Antonio Cabrelli. Sono stati messi in luce gli stretti rapporti tra le operazioni partigiane del giugno/luglio 1944 nel settore Ovest Cisa con i piani militari del Comando Interalleato. A partire dal marzo 1944 l'Allied Armies in Italy (AAI) mette a punto l'"Operazione Albergo" per l'aviolancio in Alta Val Taro del 185º battaglione paracadutisti Nembo. Gli obiettivi degli Alleati sono l'interruzione della ferrovia Pontremolese e della statale ss 62 della Cisa principali vie di comunicazione con la Pianura Padana delle truppe tedesche schierate sul fronte tirrenico. Un ruolo centrale nell'operazione è affidato alle formazioni partigiane "autonome" del borgotarese. Nel corso dei mesi da marzo a giugno sono raggiunte da alcune missioni dipendenti dal SIS britannico con il compito di organizzarle e dirigerle. Si costituisce così a Compiano sotto il comando del colonnello Pietro Laviani (Lucidi) la Divisione partigiana Nuova Italia. Dal 20 giugno 1944 tiene saldamente tutta l'Alta Val Taro creando una enclave libera nel territorio occupato dal nemico. Ogni tentativo tedesco di penetrare a Borgotaro è respingere con notevoli perdite per i nazifascisti. Nel frattempo, a vari livelli militari e politici, si stanno svolgendo manovre per ostacolare l'operazione dell'AAI. Il Comando Interalleato del Mediterraneo (Wilson) chiede di dirottare il lancio del battaglione nel Sud della Francia. Il generale Alexander insiste per mantenere la destinazione originale. Di fatto vengono a mancare gli aerei e l' operazione è sospesa per tutto il mese di luglio. I partigiani borgotaresi, rimasti inutilmente in attesa del lancio fronteggiano, dall'8 al 15 luglio, un attacco tedesco contro le loro postazioni. Vi sono impegnati dai 20 ai 25 mila uomini, tra forze locali e reparti di prima linea, tra cui battaglioni campàli della Luftwaffe, artiglieria, carri armati e aerei. La formazione che regge meglio lo scontro è il "Picelli" di Facio. Quando l'urto tedesco diviene insostenibile il suo ripiegamento avviene in perfetto ordine in una vallata ligure non coinvolta nell'attacco e nel successivo rastrellamento. Nonostante la caduta di Borgotaro l'operazione Alleata va avanti e i lanci di armi, precedentemente interrotti, riprendono e si intensificano sulla radura di Ca' Menage dove ha posto il campo il "Picelli". Qui convergono anche i membri del Comando di Compiano ignari di ciò che si sta preparando contro di loro. Il maggiore inglese Gordon Lett, testimone degli avvenimenti, ha definito quest'operazione un "colpo di stato". In seguito alla comunicazione via radio dei gravi fatti verificatisi a Adelano l'"Operazione Albergo" subisce la variazione del luogo di lancio: dalla Val Taro a Montefiorino. Gli strascichi di queste vicende sì fecero sentire per tutta la durata della guerra e nei primi anni del dopoguerra. Vi furono misteriose scomparse, delitti, rapimenti, incidenti mortali, depistaggi, omissioni.
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