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Il volume fa seguito alla mostra "L'opera d'arte nell'opera d'arte" che intendeva verificare se il dettato umanistico-rinascimentale dell'"Aequa potestas" della pittura, della scultura e dell'architettura - cioè il loro essere nell'ambito della bellezza - fosse ancora operante. Quest'idea triplice della bellezza ha portato alla constatazione che l'architettura ha una sua bellezza che si fonda sulla relazione primaria tra la tettonica e l'architettura. Una relazione che scaturisce, in modo invariante, ma al contempo mutevole secondo le varie epoche, dalla logica costruttiva, dalla disposizione degli spazi, dalle loro proporzioni, dalla definizione di un luogo, dalla sintonia con il paesaggio naturale o urbano. In questo volume si confrontano quarantasette autori che fanno emergere tre orientamenti. Il primo consiste in un dialogo tra l'architettura e l'opera che essa accoglie. Il secondo riguarda una relazione più strutturale e misteriosa tra la pittura o la scultura e ciò che la involucra. Il terzo produce una fusione delle due realtà che diventano una sola espressione: a volte è lo spazio che fa propria la scultura o il dipinto, in altre è l'opera che si fa involucro totale.
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